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domenica 11 marzo 2018

"L'onda", Mikeless, 2018

Sono 25 anni che seguo gli artisti dell'area indipendente italiana e internazionale perché, al netto dei vaniloqui dei troppi narcisi esclusi dai palcoscenici televisivi, si trovano delle pepite di metalli a cui già il presente assegna una forma di preziosità.

Ed è interessante apprezzare come alcuni di questi artisti abbiano assimilato, con massima proprietà di linguaggio, i valori di base del rock, inteso come ampia piattaforma su cui costruire un set di brani basati sulla "one shot vision" cioè

  1. UN soggetto da raccontare, 
  2. UNA chiave interpretativa per conquistare l'attenzione di un pubblico popolare, 
  3. UN power combo trio, 
  4. UN microfono, 
  5. buona la prima e se possibile...
  6. edizione in monofonia!
Un diver durante un'esibizione di grunge
Un diver durante un'esibizione di grunge
Questa è la magia che ci hanno consegnato il rock 'n roll degli artisti afroamericani, il punk, l'hardcore punk americano e il grunge.

lunedì 6 marzo 2017

Jolly Records, i Campioni, Lucio Battisti: una conversazione con Roby Matano

SAAR Records
SAAR Records, il logo
Ho conversato per una mezz'ora giovedì 2 marzo 2017 con Roby Matano, una persona che nella sua terza età è direttore editoriale per la SAAR records di Milano.

Lo spunto per il contatto è nato dalla riedizione di due album, a nome di Luigi Tenco e Dalida, che la Jolly, una delle etichette storiche della SAAR e del repertorio del pop italiano di oltre sessant'anni fa, ha riproposto all'inizio del mese di febbraio del 2017, in occasione del 67° Festival della Canzone Italiana di Sanremo a cui ha fatto seguito, sempre in televisione, il biopic su Dalida dal nome omonimo.

La Jolly è stata una delle etichette più lungimiranti nel cogliere i fermenti delle nuova generazione di giovani interpreti della canzone italiana dagli anni cinquanta in poi.

Basterebbe citare i nomi di Adriano Celentano e di Tony Dallara, il primo esponente di grido dei rock 'n rollers all'italiana, destinato poi ad essere celebrato anche da Fellini ne "La Dolce Vita".
Il secondo noto come "urlatore" rispetto alla tradizione stilistica composta e misurata dei suoi predecessori.