Oggi si favoleggiano i tempi di 40/45 anni fa per quegli avvenimenti che, per un signore di 54 come me, rappresentavano la quotidianità di un ragazzo assorbito dalla scuola, dai compiti, dalle abitudini familiari, insomma da quel “lessico famigliare” a cui non possiamo sfuggire, perché è lì che siamo venuti al mondo.
In quel territorio che, per noi, sceglie la narrazione del nostro primo vissuto umano, del cosa e come dirlo, quale sia l’agenda temporale e con chi giocarsela per imparare ad imparare di sé e del mondo.
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Icone degli anni settanta |
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Giradischi anni sessanta |
Era facile trovare un lavoro, la donna era più emancipata rispetto alla propria madre, il divertimento e la spensieratezza erano un’ipotesi reale, concreta perché circolavano soldi, idee, tecnologia per la casa e la cultura.
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La musica era ascoltata nei club, nei locali, nei teatri, ma si acquistava anche per l’ascolto privato nelle abitazioni.
Poteva essere musica di consumo per le feste da ballo del sabato sera, ma poteva già essere “musica d’autore”, pensata come una forma di pensiero colto, ricco di struggente poesia e corredato di una linea musicale incline all'intimismo, alla riflessione.
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Luigi Tenco |
Anche la Diva Mina propone nel 1965 “La canzone di Marinella” del giovane Fabrizio De Andrè, tra le figure più note della futura conclamazione della “Musica d’autore”.
Tra questi autori e interpreti, io voglio ricordare Luigi Tenco e Dalida e non certo perché sto scrivendo in occasione della messa in onda della 67a edizione del Festival di Sanremo.
Il motivo è molto più interessante per tutti noi appassionati di musica.
Sono stati rimasterizzati e ristampati in vinile colorato e in cd formato digisleeve, cioè una miniaturizzazione dell’LP, gli album che la famosa etichetta Jolly/SAAR produsse e distribuì a nome di Luigi Tenco e Dalida.
Gli album che io ho ascoltato di entrambi sono “Luigi Tenco - con l’orchestra di Ezio Leoni” del 1965 e il doppio cd “Dalida” del 1961.
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"Luigi Tenco - Con l'orchestra di Ezio Leoni", SAAR/Jolly, 1965 |
Luigi Tenco veniva dalla Ricordi e nel 1964 il titolare della Jolly, Walter Gurtler, certo della originalità di questo giovane autore di 26 anni all'epoca, riuscì a fargli firmare un contratto di due anni.
Nel disco citato, sono presenti molti dei suoi capisaldi musicali in una lussuosa versione orchestrale capace di valorizzare la malinconica resistenza di un uomo che sembrava avere visto già troppo della parte oscura del vivere.
Ho capito che ti amo, Ragazzo mio, Vedrai Vedrai, La ballata dell’amore, quattro titoli su dodici complessivi del disco, che tutti abbiamo imparato ad amare e a cantare in ogni occasione, fino a rischiare di vederne snaturare il senso.
L’album rivela anche che l’autore godeva di preziose intuizioni che non corrispondevano sempre ad una pratica compositiva di altrettanto valore distribuito su tutto il resto del materiale proposto.
Ciò non toglie nulla al suo merito, però ci aiuta a riconoscere anche quanto il processo mitologico dei media riesca ad adombrare gli aspetti meno riusciti di un autore.
Un esempio indiscusso della canzone italiana che i pochi critici del terzo millennio adoperano per sostenere che la produzione d’autore italiana odierna sia inesistente se PARAGONATA a…
Ciò non toglie nulla al suo merito, però ci aiuta a riconoscere anche quanto il processo mitologico dei media riesca ad adombrare gli aspetti meno riusciti di un autore.
Un esempio indiscusso della canzone italiana che i pochi critici del terzo millennio adoperano per sostenere che la produzione d’autore italiana odierna sia inesistente se PARAGONATA a…
Luigi Tenco era un uomo che usava l’Arte come poteva/sapeva per una necessità espressiva e quelle canzoni così indimenticabili, in cui ancora tante generazioni si riconoscono, sono gemme di un momento di profonda confessione del suo io più profondo.
Luigi Tenco non era, in quel momento della sua esistenza, un compositore professionista, ma appunto una forma di massima sensibilità valorizzata da una bella voce e un aspetto da maudit che seduceva il pubblico.
Luigi Tenco non era, in quel momento della sua esistenza, un compositore professionista, ma appunto una forma di massima sensibilità valorizzata da una bella voce e un aspetto da maudit che seduceva il pubblico.
Io amo l’orchestra ritmico sinfonica e quella che accompagna Luigi Tenco è superba, come lo è la registrazione e il suo restauro effettuata da SAAR Records.
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"Dalida", 1961 |
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Dalida |
Mi ricordo di questa bella donna che a differenza delle sue colleghe portava un filo di trucco e lunghi vaporosi capelli color miele, sciolti sulle spalle.
All'epoca, quando io ero bambino, non sapevo che Luigi Tenco e Dalida fossero innamorati, non mi arrivò la notizia della morte del cantautore.
Da adulto, ho continuato ad ascoltare Tenco - poco Dalida - perchè era vivo e significativo per me come lo è ancora adesso.
Anche l’edizione del disco “Dalida” è superba sotto ogni aspetto editoriale, sia nella versione su vinile che sul doppio cd. Nel secondo cd sono riportati tutti i singoli della cantante editi dalla Jolly tra il 1959 e il 1962.
Tra pochi giorni, la RAI manderà in onda la fiction dedicata a questa star della canzone.
Io ci sarò certamente davanti allo schermo, grazie anche a questo “ripasso” musicale permesso dalla SAAR Records/Jolly.Mauro Boccuni
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