mercoledì 15 febbraio 2017

La mia febbre dei sabato sera di 40 anni fa - parte 1

John Travolta In una sequuenza del film "La febbre del sabato sera"
John Travolta In una sequuenza del film "La febbre del sabato sera"
Ho letto che oggi, 15 febbraio 2017, ricorre il quarantesimo anniversario dalla pubblicazione della colonna sonora del film "La febbre del sabato sera" cioè "Saturday Night Fever".

E' stata una stagione di cui ho un ricordo molto vivido e chiaro, complici i miei 14 anni ossia un'età in cui si comincia a mettere i piedi per terra dopo la pre adolescenza.

Senti il corpo che cambia, lo vedi e ti accorgi improvvisamente anche di cose, persone e soprattutto stati d'animo a te noti prima, ma di cui non avevi ancora fatto esperienza diretta.

Castello di Ivrea
Castello di Ivrea
Nel mese di settembre del 1976, abitavo a Ivrea e avevo cominciato il ginnasio.

L'inizio dell'anno scolastico era stato pessimo, anzi decisamente traumatico, abituato, com'ero stato alle medie, a ricevere ottime nonché regolari lezioni a scuola, seguite da un tre ore al massimo di ripassi, esercitazioni o lavori di gruppo assieme ai miei compagni di classe.

venerdì 10 febbraio 2017

Dalida e Luigi Tenco alla ribalta, nelle ristampe Jolly

1977
Oggi si favoleggiano i tempi di 40/45 anni fa per quegli avvenimenti che, per un signore di 54 come me, rappresentavano la quotidianità di un ragazzo assorbito dalla scuola, dai compiti, dalle abitudini familiari, insomma da quel “lessico famigliare”  a cui non possiamo sfuggire, perché è lì che siamo venuti al mondo.
In quel territorio che, per noi, sceglie la narrazione del nostro primo vissuto umano, del cosa e come dirlo, quale sia l’agenda temporale e con chi giocarsela per imparare ad imparare di sé e del mondo.
Icone degli anni settanta
Icone degli anni settanta
In quel humus sociale, diversi anni fa già tanti intellettuali preconizzavano il lato oscuro del predominio economico dettato dalla legge del consumo.
Giradischi anni sessanta
Giradischi anni sessanta
40/45 anni la prima fase della ricostruzione post bellica aveva restituito all'Italia un’idea di speranza accettabile e condivisa dalla popolazione.
Era facile trovare un lavoro, la donna era più emancipata rispetto alla propria madre, il divertimento e la spensieratezza erano un’ipotesi reale, concreta perché circolavano soldi, idee, tecnologia per la casa e la cultura.

lunedì 6 febbraio 2017

“Shoefiti”, Francesco Boni, 2016

Francesco Boni
Francesco Boni
Francesco Boni è un musicista, un compositore, un produttore di Ferrara che grazie alle sue abilità e al suo talento ha compiuto un lungo percorso che lo ha portato a perfezionare l’uso del basso elettrico e del contrabbasso, gli strumenti con cui si identifica e grazie ai quali ha suonato in organici tra i più diversi e ha collezionato una esperienza artistica varia per generi e stili.

Ci siamo conosciuti tramite chat, lui mi ha contattato chiedendo di ascoltare questo suo lavoro “Shoefiti” edito l’anno passato e pubblicato per lo streaming sulla webzine musicale “Rock.It”.
Ho ascoltato con piacere il lavoro e ve ne riporto le impressioni, attraverso le note che ho trascritto nel corso degli ascolti.

Il cd consta di quindici pezzi tra strumentali e un paio di canzoni e sembra suddiviso in due parti, come fossero i tempi di una ideale proiezione di musica per immagini in attesa di shooting. Partiamo dunque!

giovedì 2 febbraio 2017

“The evolution of love”, Wizard, 2016

“The evolution of love”, Wizard, 2016
“The evolution of love”, Wizard, 2016
“The evolution of love” è il titolo del nuovo lavoro dei Wizard (from Napoli), una band storica del territorio napoletano. Il cd è uscito nel 2016, è una auto produzione del trio, un classico power trio di rock la cui sonorità si colloca a cavallo tra l’aggressività dell’heavy metal, la raffinatezza del prog, la pulsazione del funk e la cantabilità del pop.

I Wizard sono Tiziano Favero alla voce e al basso, Rino Musella alla batteria e Marco Perrone alla chitarra, una band che ha le sue radici nel fiorire della no wave degli anni ottanta a cui loro risposero con un sonoro “Grazie! a Noi piace fare altro!”.

sabato 21 gennaio 2017

“Vèstiti male”, Davide Solfrini, 2017


Davide Solfrini pubblica il 27 gennaio 2017 prossimo un EP  nuovo di stamperia.  Si intitola “Vèstiti male”, sei canzoni per 22’ minuti di ascolto che confermano l’abilità dell’autore marchigiano nel sapere farsi interprete acuto di un malessere congenito di una società da tempo avvezza alla rinuncia e al disagio che ne deriva.

“Vèstiti male” è un saggio di concentrazione da parte di Davide sulla necessità di salvaguardare la propria integrità di uomo, di artista e di musicista in una stagione in cui anche mente scrivo queste quatto righe di commento ad un lavoro assolutamente pregevole per “promuovere un artista indipendente”, so che pochi o più probabilmente nessuno farà la fatica di fare click sul link che porta a questa recensione.

Davide, e tutti gli artisti che io seguo assieme a tanti altri operatori appartengono ad un sistema a circuito chiuso in cui difficilmente qualcuno entra per semplice curiosità.

venerdì 20 gennaio 2017

“Canzoni lievi per anime randagie”, Pino Ciccarelli, 2016

“Canzoni lievi per anime randagie”, Pino Ciccarelli, 2016
“Canzoni lievi per anime randagie”,
Pino Ciccarelli, 2016
Pino Ciccarelli, clarinettista e soprano sassofonista di Napoli con all'attivo tre lavori musicali pubblicati tra il 2009 e il 2013, sul finire del 2016 ha dato alle stampe per Polosud records  un cd intitolato “Canzoni lievi per anime randagie”.

Gianluca Rovinello
Gianluca Rovinello
Sono dieci composizioni o canzoni del repertorio del Maestro Ciccarelli riarrangiate per essere eseguite con la presenza dell’arpa suonata da Gianluca Rovinello.



Nove di queste canzoni sono tratte dai tre apprezzati cd di Pino “Processione d’ammore” del 2009, “La questua dei musici ambulanti” del 2012 e “Trasparenze” del 2013 quest’ultimo abbinato al primo romanzo dello stesso musicista, quasi una ideale colonna sonora di un soggetto liberamente ispirato a vicende e memorie molto simili a quelle che avrebbe potuto vivere un adolescente, com'era un giovane Ciccarelli negli anni settanta, assieme ai suoi amici a Marianella, Napoli.

mercoledì 14 dicembre 2016

Egocentrismo: la lezione di David Foster Wallace - Nuovo e Utile

Egocentrismo: la lezione di David Foster Wallace - Nuovo e Utile

Ho letto con interesse questo articolo di Annamaria Testa perché stimo la qualità del pensiero che anima la donna dietro l'autrice, la copy, la studiosa dei processi di comunicazione.
La seguo su NEU, il suo blog da cui tutti, senza alcuna eccezione, dovremmo trarre ispirazione per mettere in discussione le nostre abilità di scrittura e in particolari quelle per il web, da cui molti dipendono ma che ignorano commettendo spesso tanti danni. Come forse starò facendo anche io. Proprio ora, chissà :)

Questo articolo apre un dibattito sulla disponibilità ad affrontare uno dei più temuti demoni della nostra società, forse addirittura il più ignorato in verità ossia l'egocentrismo.

Annamaria Testa apre il post con lo speech che l'autore americano David Foster Wallace tenne al Kenyon College in occasione dell'anno accademico allo scopo di sollecitarli ad una riflessione sul reale significato del loro percorso di studi umanistici.

David Foster Wallace cita la storiella intitolata "Questa è acqua" per mettere in evidenza quanto ciascuno di noi sia vittima del proprio egocentrismo al punto di non vedere, di non percepire letteralmente la realtà che ci circonda per quanto si è immersi nella narrazione dell'universo emotivo che abbiamo costruito nella nostra mente e che portiamo dietro comunque, fieri o meno che possiamo esserne. Solo perché non solo non potremmo farne a meno, ma perché corrisponde a quello straccio o a quel tanto decantato esempio di virtù che siamo per noi stessi in primis.

Annamaria Testa ricorda che lo speech venne scritto e letto nel 2006 quando la realtà dei nostri tempi era ancora da immaginare.
Le parole di David Foster Wallace quindi tornano di monito, di invito a scavalcare sempre l'idea stessa che esista UNA SOLA identità per ciascuno di noi e che questa/e identità chiedano periodicamente una revisione critica.
Ma l'invito più interessante dell'autore è rivolto ad incontrare il nostro prossimo, a riconoscerci in ciascuno degli umano che incontriamo come un altro IO con dolori, rabbia, entusiasmi e desideri analoghi ai nostri.

Non ci sono intenti moralistici in Wallace, né tanto meno in me poi.

Però qualche giorno avevo scritto un post in cui dicevo che io cerco il noi e osservo il prossimo come una immensa biblioteca.

Lo confermo